Quando la realtà supera la fantasia: il Leicester di Ranieri campione d’Inghilterra

Leicester – Sì, ne siamo consapevoli. Leicester non è in Sicilia. In realtà non è nemmeno in Italia. Claudio Ranieri non è di Palermo ma di Roma, Jamie Vardy lavorava in fabbrica a Sheffield e non a Milazzo e Wes Morgan era un ragazzo cicciottello di Nottingham e non certo del catanese. A volte, però, ci sono storie che vanno al di là di tutto, di ogni confine geografico o dell’immaginazione. Perché quella del Leicester campione d’Inghilterra è più una favola che altro e le favole meritano di essere raccontate, sempre e comunque, per farci vivere meglio.

Nello sport, si sa, può succedere di tutto. Non si possono dimenticare alcune imprese come il famoso “Miracle on ice” ai giochi olimpici invernali di New York del 1980, con gli USA che sconfissero 4-3 l’Unione Sovietica con una squadra di amatori e collegiali. A volte ci vuole anche un pizzico di fortuna, come quella che consentì a Steven Bradbury, mediocre pattinatore australiano, di conquistare la medaglia d’oro a Salt Lake City nel 2002. O la Danimarca del 1992, che vinse i campionati europei di calcio da Cenerentola, al pari della Grecia del 2004.

Ci sono storie vere che superano anche i romanzi più originali, a volte la realtà supera la fantasia. Nemmeno uno sceneggiatore di Hollywood avrebbe mai potuto scrivere un copione del genere per il Leicester di Claudio Ranieri. Una squadra di ex semi-sconosciuti che ieri si è presa l’Inghilterra. Le “blue foxes”, le volpi blu, questo il soprannome dei ragazzi del Leicester, ieri sera erano davanti al televisore a seguire uno dei tanti derby di Londra, quello tra il Chelsea e il Tottenham, secondo in classifica. Con gli “spurs” sopra 0-2, la festa sembrava dovesse essere rimandata. Serviva infatti almeno un pareggio del Chelsea a Riyad Mahrez e compagni per poter brindare alla prima volta in Premier delle volpi. La rete di Cahill ha riacceso la speranza, l’eurogol di Hazard al minuto numero 83 ha fatto esplodere lo “Stamford Bridge” e sobbalzare Ranieri, che al triplice fischio londinese non ha potuto non vivere una delle emozioni più grandi della sua vita.

«Sono orgoglioso – confessa a caldo il tecnico di Testaccio -. E sono felice per i miei giocatori, per il mio presidente, per tutto lo staff, per i nostri tifosi e per l’intera comunità di Leicester. È un’emozione incredibile. Quando sono arrivato al Leicester non avrei certo immaginato un epilogo del genere. Sono un uomo pragmatico, ho sempre vissuto il campionato partita dopo partita, cercando di migliorare insieme ai ragazzi di settimana in settimana, senza mai pensare a dove tutto questo ci avrebbe portato. Ma il più grande plauso va ai miei calciatori, che sono stati fantastici. La loro concentrazione, la loro determinazione, il loro spirito di sacrificio ha reso possibile questo successo. Hanno sempre lottato insieme, l’uno per l’altro, meritano di essere i campioni di Inghilterra».

In 132 anni di storia calcistica, il Leicester non aveva nemmeno sfiorato una vittoria simile. Ma i calciatori del Leicester, come un’intera cittadina, “never quit”, non scappano mai. Qualcuno ancora non ci crede, nei pubs di Leicester stanotte è stata festa grande e la festa continuerà per tanto tempo. I bookmakers, di certo, non avevano grande fiducia in questo gruppo, quotato 5000 a 1 a luglio. Schmeichel, Drinkwater, Kanté e tutti gli altri, però, ci hanno creduto, trasformando il sogno in realtà. Diceva Shakespeare: “Ci sono più cose in cielo e in terra di quanto ne possa mai immaginare la nostra filosofia”. La realtà supera la fantasia, il Leicester si prende l’Inghilterra, Ranieri l’Italia, questa favola il mondo. C’è ancora chi crede nel calcio pulito che regala sentimenti imparagonabili. Il Leicester ha riacceso l’entusiasmo di chi, in questo sport, aveva smesso di crederci.

Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni. W il calcio, w lo sport, w il Leicester.

Francesco Gugliotta

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