Siracusa, tripla “A” per la Lega Pro: gli ingredienti per vincere sono tanti, ma tre sono indispensabili…

Siracusa – Con il sipario che è calato sul campionato di serie D, il Siracusa è ufficialmente una delle squadre che fanno parte del calcio professionistico italiano. Una Lega Pro che mancava ormai da quattro anni, quando la società non si iscrisse al campionato e ripartì dalla Terza Categoria, poi due anni di Eccellenza ed il primo posto nel girone I di serie D per l’addio agli inferi.

Per una buona ricetta, sottolineiamo buona e non appena sufficiente, che sia una pasta alla carbonara o una cassata o un semplice uovo alla coque, servono ovviamente tanti ingredienti ma qualcuno è imprescindibile. Lo stesso occorre per ottenere delle vittorie da un punto di vista sportivo, a maggior ragione nel calcio, dove l’unione di intenti è importante ma determinati ruoli fanno la differenza. Ovviamente in casa aretusea i complimenti vanno fatti dal patron Cutrufo, alla dg Marletta, passando per altri componenti quali il resto dello staff tecnico-dirigenziale, l’ambiente, i tifosi e naturamentei calciatori.

Una citazione particolare però la meritano in tre, che in comune hanno una “A” nel nome: Alfredo, Antonello ed Andrea. A Finocchiaro, Laneri e Sottil, infatti, debbono essere riconosciuti tantissimi meriti e forse sono proprio loro gli attori principali cui vanno i galloni della riuscita di questo film con lieto fine. Non è un caso se Laneri, senza voler andare troppo indietro, ha vinto due campionati di serie D consecutivi (prima all’Akragas, ora a Siracusa); non è un caso se Finocchiaro, anni e anni sui campi polverosi siciliani, ha raccolto il progetto già in Eccellenza portando la squadra della città che fu di Archimede fino ai professionisti; poi ovviamente c’è anche Sottil, che non ha bisogno di presentazioni, ma anche qui non è un caso se un allenatore, senza alcuna esperienza in una categoria come l’Interregionale, prende il Siracusa in una pessima posizione in graduatoria e lo conduce alla promozione.

Eppure c’era scetticismo, o per meglio dire pessimismo, su tutti e tre. Sui due direttori perché non si credeva che, abituati a dirigere le varie squadre da soli, potessero collaborare e non pestarsi i piedi. Inoltre, a detta di entrambi, una delle cose più piacevoli dell’intera stagione è proprio il rapporto che si è venuto a creare dell’uno nei confronti dell’altro, anche extra calcio. Su Sottil c’era perplessità non sulle qualità, ma in base ai risultati che fino a quel momento aveva raccolto la squadra. Si diceva “Non è un mago”, infatti non lo è perché ha portato a casa solo fatti senza fumo negli occhi, ed ha comunque zittito tutti a suon di urla dalla panchina.

Alfredo, Antonello ed Andrea, per fare una buona ricetta tutti gli ingredienti sono importanti, ma per vincere le tre “A” sono indispensabili.

Dario Li Vigni

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